Giorgio Vasari e la sua città natale

La cultura è la conoscenza delle cose, la consapevolezza delle cose; politica significa agire nelle cose, modificare le cose. Ecco, queste due tendenze, che spesso per molti di noi sono antinomie, in Giorgio Vasari hanno trovato una compenetrazione formidabile.

– Antonio Paolucci(1)

Giorgio Vasari nasce il 30 Luglio 1511 ad Arezzo, nella casa di famiglia in quella che nel Cinquecento era indicata come “Contrada dai figli di Ser Cambio al Canto dei Perini”, da Antonio Vasari e Maddalena Tacci.

Fu pittore e architetto, attività quest’ultima nella quale il suo illustre collega e modello, Michelangelo Buonarroti, lo incoraggiò ad esercitarsi. Il suo spirito pragmatico esprimeva infatti al meglio nell’architettura la sua abilità di impadronirsi della realtà e di tradurre in forme artistiche le necessità pratiche che l’edificio avrebbe dovuto svolgere. Vasari lascia in Toscana mirabili testimonianze architettoniche, come numerosi interventi ed edifici nella Provincia aretina, o la più celebre fabbrica degli Uffizi a Firenze, la “galleria” che darà il nome a tutti i musei moderni e che di fatto è invenzione toscana al tempo del Principato Mediceo.

In quanto fondatore dell’Accademia delle Arti e del Disegno nel 1563, per la quale ottenne il bene placito di Michelangelo, all’epoca in punto di morte a Roma, istituisce un luogo dove gli artisti possano perfezionarsi e tramandare i propri saperi, sotto la benevola protezione di un Principe.

La copertina de “Le Vite”

Fu anche e soprattutto (perchè questo è l’aspetto della sua opera che maggiormente l’ha reso celebre) storico, per la precisione fu storico dell’arte: ne “Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri”, pubblicato nel 1550 e riedito con aggiunte nel 1568, infatti, pone le basi della scienza storico-artistica, identificando le opere ed i cataloghi degli artisti, le diverse aree culturali e le relazioni tra le varie personalità. Ma con esse crea anche il concetto del primato toscano nell’arte, con durevoli conseguenze sulla nostra Regione, sia a livello turistico che politico, di fatto determinando una più attenta amministrazione del “bene culturale” nel nostro territorio nel corso dei secoli.

Nei 500 anni dalla sua nascita, nell’anno 2011, Arezzo celebra questo suo importante concittadino, con il quale ha però sempre conservato un rapporto abbastanza conflittuale: nessun aretino ha mai dimenticato che l’artista, in quanto architetto di fiducia di Cosimo I de’ Medici, era di fatto un “servo del padrone” fiorentino, al quale Arezzo si era ribellato continuamente, dimostrando quella riottosità, quel carattere ringhioso di dantesca memoria. Fu inoltre proprio negli anni in cui Vasari serviva il Principe che si consumò la distruzione del Duomo Vecchio del Pionta, inserito in quella cittadella fortificata che era servita come baluardo in alcune situazioni rivoltose. Sono di fatto gli anni in cui si annienta l’aretinità della città, trasformandola in una medicea porzione di Granducato.

Eppure Giorgio Vasari si considerò sempre aretino prima che fiorentino. Il suo impegno nell’identificare una tradizione aretina nella sua grande storia della pittura ne è la prova, per quanto anch’essa in parte strumentale all’esaltazione del proprio ruolo all’interno delle “Vite”. E pure è innegabile il contributo che l’opera vasariana ha avuto nella conservazione del corpus di Spinello Aretino o di suo figlio Parri, ad esempio, lo spazio loro dedicato nelle “Vite” è stato fondamentale per rendere alla nostra città personalità che altrimenti sarebbero forse cadute nell’oblio senza il tramite storico di Giorgio Vasari.

La Loggia del Vasari, Arezzo

E’ ad Arezzo che Vasari acquista la casa nella quale si stabilisce con la moglie, e personalmente si occupa della decorazione degli ambienti, e ad Arezzo lascia moltissime opere, sovrintendendo a lavori di rinnovamento in molte delle chiese cittadine. Ed infine progetta le Logge, uno degli elementi più caratterizzanti della nostra Piazza Grande, che figurano sì come definitivo sigillo mediceo su ogni residuo fisico della memoria civica aretina, poichè atte a celare alla vista quello che rimaneva del borgo medioevale nella parte alta della città, ma che anche hanno prepotentemente inserito la maniera fiorentina nel cuore cittadino, in quella “platea” su cui anche si affaccia l’abside della Pieve di Santa Maria, e che di Arezzo aveva vissuto i fasti medioevali.

(1) in Giorgio Vasari fra cultura e politica, Percorsi Vasariani tra le arti e le lettere, a cura di Maddalena Spagnolo e Paolo Torriti,  Università degli Studi di Siena – Brigata Aretina Amici dei Monumenti – Provincia di Arezzo, Atti del Convegno di Studi, Arezzo 7-8 Maggio 2003, Editrice Le Balze, 2004, pg.13.

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